La Rivista

Giangi Cretti Direttore gcretti@ccis.ch La Rivista Editoriale semplificate che mettono in discussione la rappresentanza e l’equilibrio dei poteri, evidenziando al contempo la necessità di rigenerare il tessuto politico e sociale attraverso partecipazione, dialogo e ascolto, senza ricorrere a soluzioni autoritarie. “Nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo messaggio di fine anno, celebrava gli ottant’anni della Repubblica italiana, invitando tutti i cittadini a una strenua difesa dei valori conquistati nel tempo, sottolineando l’importanza della partecipazione individuale: «La Repubblica siamo noi. Nessun bene è mai acquisito definitivamente». Rivolgendosi soprattutto ai giovani, il Presidente li esorta a non accettare passivamente le etichette di disillusione, ma a essere protagonisti del proprio futuro, comprendendo che la democrazia richiede continuità, partecipazione e coesione civile. Un appello alla responsabilità personale, paragonabile a quella della generazione che, ottant’anni fa, gettò le basi dell’Italia moderna. Mattarella ripercorre le conquiste fondamentali della Repubblica: il voto alle donne, la riforma agraria, lo Statuto dei lavoratori, il servizio sanitario nazionale, il sistema previdenziale esteso a tutti, il servizio pubblico radiotelevisivo. Questi traguardi, sottolinea, vanno preservati in un contesto in continuo cambiamento, in cui permangono le contraddizioni del presente: la piena parità di genere è ancora in divenire, le giovani coppie faticano a trovare casa, vecchie e nuove povertà persistono, mentre corruzione, evasione fiscale e crimini ambientali minano il bene collettivo. Nel messaggio non nasconde le ombre della storia, dalla lotta al terrorismo alla mafia, con citazioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, come esempio di come le istituzioni abbiano saputo resistere e affermare lo Stato. Ogni pagina buia della storia diventa così un invito a combattere per un futuro migliore: «Di fronte all’interrogativo “cosa posso fare io?” dobbiamo rimuovere il senso fatalistico di impotenza». Il discorso comprende anche un messaggio alla politica, (ogni riferimento all’attualità è tutt’altro che casuale): l’importanza di costruire riforme condivise, come avvenne con i costituenti che di mattina discutevano e di pomeriggio componevano i tasselli della Costituzione, «ispirazione e guida del Paese per decenni». Sul piano internazionale, Mattarella richiama la gravità dei conflitti contemporanei. La guerra in Ucraina, la tragedia di Gaza, (l’Iran alla fine del ‘25 non era ancora stato attaccato) il rifiuto della pace da parte di chi «si sente più forte» sono denunciati come incomprensibili e ripugnanti. La pace, afferma, è un principio di convivenza rispettosa, «senza pretendere di imporre la propria volontà». Nel messaggio del Presidente si riconoscono i tratti di un racconto identitario. L’Italia, da società povera e con bassi livelli di istruzione, è diventata un Paese di successo globale, forte nella manifattura, nell’arte, nella creatività e nella diplomazia internazionale. La Repubblica, definita come un «grande mosaico», è frutto della coesione sociale e della responsabilità dei cittadini. Tra luci e ombre, tra conquiste e sfide ancora aperte, Mattarella ribadisce che la Repubblica è responsabilità collettiva, e, quasi riecheggiando, non sembri irriverente, i versi di una canzone di De Gregori, che: “la storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso”. È una data cruciale nella storia italiana. Il 2 giugno 1946 segna una svolta fondamentale: il referendum istituzionale sancisce la nascita della Repubblica, con la partecipazione straordinaria di oltre il 95% degli aventi diritto. Per la prima volta votarono anche le donne, una tappa questa che rappresenta l’inizio di un percorso, non il suo compimento. Contestualmente viene eletta l’Assemblea Costituente, composta da 556 membri rappresentativi delle principali forze politiche dell’epoca, incaricata di redigere la Carta fondamentale dello Stato. In poco più di un anno, attraverso un sistema articolato di commissioni, approverà la Costituzione italiana il 22 dicembre 1947, entrata in vigore il 1° gennaio 1948. I principi ispiratori – libertà, giustizia sociale, dignità della persona – derivano dall’esperienza della Resistenza al nazifascismo e dalla volontà di costruire uno Stato inclusivo e democratico, fondato sulla rappresentanza parlamentare. L’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana rappresenta un’occasione straordinaria di riflessione civile, in cui la memoria storica si intreccia con le sfide contemporanee. Questa ricorrenza non celebra semplicemente il passato: è un invito concreto a cittadini e istituzioni a interrogarsi sul senso della democrazia oggi, sul valore della partecipazione e sulla responsabilità condivisa nel garantire il progresso civile e sociale. Nel contesto attuale, le democrazie sono messe alla prova da fenomeni di populismo, sovranismo e narrazioni

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