La Rivista

Molte sono inoltre le somiglianze di base. Entrambi i Paesi sono solide economie trasformatrici e vantano una lunga pratica nel coniugare innovazione e artigianato di alta qualità. A ciò va aggiunto che, per ragioni legate alle rispettive geografie - il territorio montuoso della Svizzera e le caratteristiche del tipo di produzione agricola in Italia - entrambe le società mostrano tratti di collettivismo e una preferenza per uno stile comunicativo implicito, sebbene con intensità e motivazioni diverse. Ciò si traduce spesso in una tendenza all’ understatement, ovvero a quell’attitudine che, in italiano si riallaccia al Rinascimento e all’arte di nascondere la difficoltà (v. “sprezzatura”), mentre in Svizzera si manifesta come ricerca di bellezza e lusso senza eccessi, espressa attraverso la precisione (si pensi all’orologeria). Queste inclinazioni rimangono comuni anche considerando le nuance regionali tra Ticino, Romandia e Svizzera tedesca, o tra Nord e Sud Italia. Essere consapevoli delle ragioni che ci portano a valorizzare la collaborazione italo-svizzera e dei valori comuni di partenza ci permette di impostare il nostro approccio in modo intenzionale. Ci permette inoltre di riconoscere le differenze nelle preferenze culturali e di affrontarle con l’obiettivo di comprenderle e di riconciliarle, in modo da poter passare dalla serendipità al successo strategico. Principali differenze culturali: la costruzione della fiducia Da quando E. T. Hall ha introdotto negli anni ’50 i concetti di comunicazione ad alto e basso contesto, si parla nel campo della comunicazione interculturale di “dimensioni” o “preferenze” culturali che sono il risultato di generalizzazioni basate su dati raccolti da ricercatori e non stereotipi casuali1. Vanno interpretate come un continuum: ogni cultura manifesta una certa tendenza in misura maggiore o minore rispetto a un’altra. Inoltre, non sono categorie assolute, ma strumenti di orientamento da verificare con riguardo alla persona che abbiamo di fronte e alla situazione in cui ci troviamo. Se analizziamo i due casi esposti in precedenza possiamo concludere che la costruzione della fiducia si basa su dati e sulla realizzazione di obiettivi nel caso svizzero, mentre in Italia la fiducia viene guadagnata attraverso il contatto personale e la relazione che si instaura scambiando informazioni e aneddoti sul prodotto, sull’impresa e sul quotidiano. Importante è anche la visita diretta in azienda, perché il tempo non viene contabilizzato ma percepito come abbondante. Se anche questo preciso scambio non dovesse andare in porto, lo scopo della negoziazione è quello di creare una relazione di lungo periodo che può realizzarsi in futuro. Quindi, in fondo, anche qui il tempo è ben speso. Lo stile comunicativo Ma veniamo all’aspetto più tipicamente comunicativo. La cultura svizzera valorizza la chiarezza e tende a adottare uno stile di comunicazione tendenzialmente diretto e preciso, fatto di dettagli e di ricapitolazioni. Allo stesso tempo viene posta enfasi sul consenso e sul mantenimento dell’armonia di gruppo, per cui, in alcuni casi, la comunicazione rimane implicita e avviene con una certa discrezione e senza grande espressione di emozioni. Non è un caso che la neutralità svizzera sia una caratteristica storica e che Ginevra ospiti la sede della Croce Rossa Il trainer interculturale è qualcuno professionalmente attento al bagaglio culturale che influenza la nostra comunicazione e le nostre aspettative La Rivista · Gennaio -Marzo 2026 26

RkJQdWJsaXNoZXIy MjQ1NjI=