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La Rivista Geopolitiche In Siria, l’Iran sostenne militarmente il regime di Bashar al-Assad, partecipando alla coalizione “4+1” con Russia, Iraq e Hezbollah. In Yemen, il supporto agli Houthi rimase limitato ma politicamente significativo, contribuendo a rafforzare la percezione di una minaccia regionale. La lotta contro l’ISIS vide una cooperazione di fatto tra forze iraniane e Stati Uniti. Nel 2016, la sconfitta dell’ISIS a Mosul permise all’IRGC di presentarsi come garante della sicurezza regionale. Nel 2015, la firma del JCPOA rappresentò un tentativo di normalizzazione, ma il ritiro statunitense nel 2018 riaccese le tensioni. Gli Accordi di Abramo del 2020 segnarono un nuovo allineamento tra paesi arabi e Israele. Nel 2023, il riavvicinamento tra Iran e Arabia Saudita tentò di ridurre le tensioni, ma gli eventi successivi — inclusi gli sviluppi dopo il 7 ottobre 2023 e le escalation del 2025 — evidenziarono la fragilità di tale equilibrio. In conclusione, la politica regionale iraniana emerge come il risultato di adattamenti a un contesto geopolitico in continua evoluzione. Ridurre l’Iran a una minaccia costante non solo semplifica eccessivamente la realtà storica, ma rischia anche di compromettere ogni possibilità di soluzione diplomatica, lasciando che siano prospettive parziali a guidare le decisioni internazionali. cooperazione economica. Nel 1990, l’accordo di Taif pose fine alla guerra civile libanese e consolidò l’influenza siriana. Temendo la marginalizzazione, l’Iran scelse di cooperare, consentendo a Hezbollah di consolidare il proprio ruolo politico. L’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq nel 1990 rafforzò ulteriormente la posizione iraniana. Teheran mantenne una posizione neutrale, sostenne le Nazioni Unite e si allineò temporaneamente con diversi paesi arabi e occidentali. L’ONU riconobbe inoltre l’Iraq come aggressore nella guerra precedente, consentendo all’Iran di avanzare richieste di risarcimento. Tuttavia, i negoziati arabo-israeliani e la progressiva normalizzazione tra alcuni stati del Golfo e Israele alimentarono il timore iraniano di isolamento. In risposta, Teheran rafforzò i rapporti con gruppi islamisti palestinesi. Con l’elezione di Mohammad Khatami nel 1997, l’Iran promosse una politica di distensione, sintetizzata nel concetto di “dialogo tra le civiltà”. I rapporti con l’Arabia Saudita migliorarono sensibilmente, ma le invasioni statunitensi in Afghanistan e Iraq modificarono profondamente gli equilibri regionali. In Iraq, l’Iran sostenne milizie sciite e sviluppò legami politici, intensificando la rivalità con Riyadh. Un punto di svolta: le Primavere arabe Nel 2004, il concetto di “Mezzaluna sciita” contribuì a consolidare la percezione dell’Iran come minaccia esistenziale. Le Primavere arabe del 2011 rappresentarono un ulteriore punto di svolta: accuse di interferenza iraniana in Bahrain furono utilizzate per giustificare repressioni, mentre l’Arabia Saudita intervenne direttamente. Le Primavere arabe del 2011 rappresentarono un ulteriore punto di svolta La Rivista · Gennaio -Marzo 2026 17

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