termini confessionali: tra i principali motivi di contesa vi erano anche le rivendicazioni sulle isole Tunb Maggiore e Minore nello stretto di Hormuz e la presenza di truppe statunitensi in Arabia Saudita. La guerra con l’Iraq e il progressivo isolamento dell’Iran L’escalation nella guerra Iran-Iraq (1980-1988) portò a un forte isolamento dell’Iran, poiché gran parte del mondo arabo adottò una posizione filo-irachena. In questo periodo, Teheran perseguì una strategia regionale articolata su tre obiettivi: sconfiggere militarmente l’Iraq, allontanare Baghdad dagli stati del Golfo e affermarsi come attore dominante nella regione. Entro il 1987, la lista dei paesi ostili all’Iran includeva Iraq, Kuwait, Arabia Saudita, Sudan, Egitto, Israele, Giordania, Marocco, Tunisia, Yemen del Nord e Afghanistan. Solo lo Yemen del Sud e la Libia mantennero relazioni amichevoli, mentre la Siria rimase l’unico alleato arabo stabile, fornendo assistenza logistica in cambio di petrolio iraniano e supporto politico a livello internazionale. In questo contesto, il Levante assunse un ruolo strategico centrale. Attraverso l’alleanza con la Siria, l’Iran poté sfruttare la crescente politicizzazione della popolazione sciita in Libano. Hezbollah nacque proprio in questo contesto, sostenuto da Teheran attraverso finanziamenti, reclutamento, sviluppo di armamenti e programmi di addestramento militare. Allo stesso tempo, l’Iran cercò di prendere le distanze dalla precedente alleanza con Israele, abbracciando la causa palestinese e sostenendo fazioni radicali, in particolare quelle appoggiate dalla Siria. La politica iraniana si estese anche al Bahrain, dove il Fronte Islamico per la Liberazione del Bahrain (IFLB), pur non riuscendo a rovesciare il governo, contribuì ad alimentare il timore di interferenze iraniane. Tale percezione fu utilizzata dalle autorità bahreinite per giustificare la repressione delle proteste, spesso dipingendo gli oppositori come agenti di Teheran, anche quando le rivendicazioni riguardavano corruzione e stagnazione economica. Questa narrativa portò anche all’accusa secondo cui l’Iran avrebbe finanziato un presunto “Hezbollah bahreinita”. Nel Golfo, la percezione dell’Iran come minaccia contribuì alla creazione nel 1981 del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), volto a coordinare le politiche di sicurezza. L’Arabia Saudita riuscì inoltre a garantirsi accesso militare immediato al Bahrain in caso di necessità. Parallelamente, nello Yemen emerse la figura di Hussain Badr al-Din al-Houthi, che già nel 1986 si recò a Teheran, anticipando i futuri legami tra Iran e movimento Houthi. Apertura economica e cooperazione regionale Nel 1988, con l’accettazione della Risoluzione 598 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’Iran inaugurò una fase più pragmatica della propria politica estera. La risoluzione prevedeva il cessate il fuoco, il rimpatrio dei prigionieri e il ritiro ai confini internazionalmente riconosciuti. Con questa decisione, Teheran non solo rinunciava alla sconfitta dell’Iraq, ma segnalava anche la propria disponibilità a discutere forme di cooperazione regionale. Ciò facilitò il riavvicinamento con diversi paesi arabi, tra cui l’Arabia Saudita, che inviò aiuti umanitari dopo un devastante terremoto in Iran, ristabilendo le relazioni diplomatiche. Dopo la morte di Khomeini nel 1989 e l’elezione di Rafsanjani, l’Iran adottò un approccio più orientato alla La politica regionale iraniana sè il risultato di adattamenti progressivi a un contesto in continua trasformazione. Comprendere tale evoluzione richiede di ripercorrere le principali fasi delle relazioni tra Iran e mondo arabo a partire dalla Rivoluzione islamica del 1979 La Rivista · Gennaio -Marzo 2026 16
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