L’Unione Europea reagisce ancora una volta in ordine sparso all’operazione militare congiunta di Stati Uniti e Israele in Iran, cominciata il 28 febbraio scorso e che ha causato la morte della guida suprema del Paese, Ali Khamenei, senza provocare però la caduta e l’auspicato cambio di regime. Attacco all’Iran e crisi energetica di Viviana Pansa contro l’Ucraina”. Per la Presidente, dunque, “non ci dovrebbero essere lacrime versate per un regime del genere”, mentre ribadisce il diritto del popolo iraniano alla libertà, alla dignità e a decidere del proprio futuro. Pur sottolineando l’impegno dell’Unione a favore della pace e dei principi del diritto internazionale, il focus dell’intervento è passato immediatamente alla questione energetica: “le perturbazioni nel Golfo si ripercuotono rapidamente sui prezzi ovunque” – ha sottolineato Von der Leyen, collegando tale dinamica alla dipendenza dai combustibili fossili importati da regioni instabili. Dall’inizio del conflitto, i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio del 27%. Traducendo questo dato in euro, 10 giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei 3 miliardi di euro in più in importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza – ha precisato Von der Leyen, sottolineando come invece i prezzi dell’energia prodotta “in casa”, come rinnovabili e nucleare, non abbiano subito nello stesso periodo alcuna variazione. Questo per ribadire la validità della strategia che l’Unione si è data nel lungo periodo – quella “transizione verde” lanciata nel 2019 ma poi ridimensionata con lo spostamento a destra dell’equilibrio politico europeo. Una situazione precaria A distanza di pochi giorni da questo intervento al Parlamento europeo, la In risposta, l’Iran ha dato il via invece ad una serie di rappresaglie che hanno arrecato un duro colpo al già instabile quadro geo-politico mediorientale e che ora rischiano di trascinare nel caos anche il Libano, dove continuano i raid dell’esercito israeliano contro il gruppo Hezbollah, insostenibili per il costo di vite umane e l’enorme numero di sfollati – circa un migliaio di morti e oltre 700mila a metà marzo, su una popolazione di circa 6 milioni di abitanti. Posizioni di principio Nel suo intervento alla seduta plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, la settimana precedente l’incontro del Consiglio il 19 e 20 marzo scorsi, la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, consapevole della diversità delle prese di posizione assunte nei giorni immediatamente successivi all’attacco dagli Stati membri, si è limitata a condannare la repressione e le violenze del regime iraniano di Khamenei, senza citare mai Stati Uniti e Israele, artefici dell’attacco sferrato ai danni dell’ayatollah. “Gli iraniani hanno vissuto in un sistema che metteva a tacere il dissenso e calpestava le libertà fondamentali. Il regime – ha ricordato Von der Leyen - ha imprigionato e torturato i propri cittadini. Ha finanziato il terrorismo in tutta la regione e persino sul suolo europeo e ha fornito un sostegno cruciale alla brutale guerra della Russia La Rivista Europee La Rivista · Gennaio -Marzo 2026 12
RkJQdWJsaXNoZXIy MjQ1NjI=