La Rivista Elvetiche sono cresciuti del 15,2%; il comparto tessile-abbigliamento-calzature è sceso lievemente, dello 0,8%; il settore elettricità è calato del 3% e quello delle materie plastiche è sceso dell’1,2%. La tendenza Visto nel lungo periodo, l’export svizzero ha più volte confermato il suo trend di fondo alla crescita. Dal Duemila compreso le esportazioni elvetiche sono salite in valore in 21 anni e sono scese solo in 5 anni (incluso il 2020, anni di esplosione della pandemia). Considerando forza perdurante del franco e tensioni geopolitiche e incertezze economiche, aumentate in particolare nell’ultimo quinquennio, occorre ribadire che la gran parte delle imprese esportatrici elvetiche ha mostrato ampie capacità di reazione, continuando a puntare sulla qualità dei beni e dei servizi e nel contempo diversificando molto i mercati di sbocco. Gli ostacoli all’export creati da un franco decisamente forte sono reali, ma evidentemente sono reali anche il valore aggiunto di molti prodotti elvetici e la flessibilità e l’adattamento di molte imprese rossocrociate. Per la Banca nazionale svizzera (BNS), che di fatto governa la moneta, la sfida rimane quella di sempre, cioè cercare da un lato di frenare il franco quando diventa troppo forte (abbassando i tassi e/o acquistando valute estere), senza però dall’altro lato far abbassare il franco a livelli che cancellino i vantaggi principali della moneta forte, cioè import meno caro e inflazione bassa. Un esercizio non semplice, d’altronde è sempre meglio avere i problemi di una moneta forte che non quelli, per molti aspetti più pesanti, di una moneta debole. di resilienza dell’economia svizzera nel suo complesso. I dati dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) indicano che le esportazioni svizzere (senza preziosi e antichità) nel 2025 sono state di 287 miliardi di franchi, con un aumento nominale dell’1,4% rispetto al 2024. L’incremento è moderato ma è significativo, proprio perché realizzato in un contesto difficile. Le importazioni sono a loro volta aumentate del 4,5%, a 232,7 miliardi di franchi. Il saldo positivo nei commerci per la Svizzera l’anno scorso è stato dunque di 54,3 miliardi, una cifra notevole, che rappresenta una via di mezzo tra i 48,3 miliardi del 2023 e i 60,4 miliardi del 2024. Nel gennaio di quest’anno l’export è ancora aumentato, l’import è leggermente diminuito. In febbraio sono poi diminuiti sia l’export sia l’import. Sono oscillazioni mensili, di cui occorre prender nota, ma come sempre conteranno soprattutto i numeri di fine anno. Per quel che riguarda le destinazioni, le esportazioni svizzere verso l’Unione europea (la maggior area di riferimento) nel 2025 sono aumentate dell’1,9% in termini nominali. Quelle verso gli Stati Uniti sono cresciute del 3,9%, nonostante i dazi varati dal presidente USA Trump da aprile in poi. L’export elvetico verso Cina e Giappone è invece calato rispettivamente del 6,1% e del 4%. Tornando all’Unione europea, così sono andate le cose nell’export verso i singoli maggiori partner commerciali: Germania +3,4%, Italia +2,6%, Francia -1,5%, Austria +18%, Paesi Bassi +3,3%, Spagna -14,4%, Belgio -5,3%, Irlanda +22,7%. Fuori dall’area UE, il Regno Unito, partner di rilievo, ha registrato un +0,5%. Oltre la metà del valore delle esportazioni svizzere è dato dai prodotti chimici e farmaceutici e questo ampio settore nel 2025 ha visto il suo export salire del 2,2% in termini nominali; il comparto macchine ed elettronica dal canto suo è sceso leggermente, dello 0,6%; l’industria orologiera ha registrato un calo dell’1,7%, mentre la gioielleria è salita del 6%; il comparto alimentari, bevande e tabacchi è cresciuto dell’1,4%; metalli e prodotti metallici sono saliti del 2%; i veicoli Se oltre la metà del valore delle esportazioni svizzere è dato dai prodotti chimici e farmaceutici l’industria orologiera ha registrato un calo dell’1,7% delle La Rivista · Gennaio -Marzo 2026 11
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