Il percorso fatto È interessante anche vedere come la Svizzera è arrivata alla situazione attuale, prendendo i dati della SECO sui due anni precedenti e confrontandoli con quelli di alcune delle maggiori economie sviluppate. Le cifre della Segreteria di Stato dell’economia indicano che il PIL svizzero è cresciuto dell’1,4% nel 2025, dopo l’1,2% del 2024. Si tratta di valori destagionalizzati e sempre al netto degli eventi sportivi. La SECO indica nel contempo che l’Eurozona è cresciuta dell’1,5% nel 2025, dopo lo 0,9% del 2024. La sola Germania ha registrato uno 0,3% per l’anno scorso, dopo il -0,5% dell’anno precedente. La Francia ha avuto 0,9% nel 2025 e 1,1% nel 2024, l’Italia rispettivamente 0,7% e 0,5%. Infine, gli Stati Uniti hanno registrato un 2,2% l’anno scorso, dopo un 2,8% l’anno precedente. La Svizzera nel difficile biennio 2024-25 dunque non solo ha evitato recessioni ma è anche cresciuta nel complesso sia più dell’Eurozona nel suo insieme, sia più di ciascuna delle tre maggiori economie di quest’ultima. Quanto agli USA, è vero che il loro ritmo di crescita resta superiore a quello dell’Europa, Svizzera inclusa, ma occorre anche tener presente il marcato rallentamento che hanno avuto nel 2025. Si tratta di un’ulteriore conferma del fatto che dazi e protezionismo colpiscono non solo chi li subisce ma anche chi li attua. Da notare che il già alto PIL pro capite della Svizzera (PIL nominale diviso per il numero di abitanti) è salito nel 2025, a 114 mila dollari USA. Questa cifra pone ancora una volta la Svizzera sopra gli Stati Uniti che sono a 90 mila, l’Eurozona che è a 50 mila, la Germania che è a 60 mila, la Francia che è a 49 mila e l’Italia che è a 43 mila. Il Paese e il franco Tra le ragioni della buona tenuta economica di fondo della Svizzera ci sono la stabilità e la coesione del Paese e la diversificazione dell’economia elvetica, che nonostante le sue dimensioni non grandi può contare su rami consistenti sia nell’industria, sia nei commerci, sia nella finanza. Nel corso del 2025 gli investimenti in beni di equipaggiamento e in costruzioni sono calati, ma i consumi delle famiglie e delle Amministrazioni pubbliche sono saliti e le esportazioni di beni e servizi sono nonostante tutto cresciute; le importazioni di servizi non sono salite, sono cresciute invece le importazioni di beni. L’andamento dell’export e dell’import ci porta al discorso del franco, moneta molto forte. L’affidabilità del sistema Paese Svizzera, la resilienza della sua economia, la rilevanza della sua piazza finanziaria, il suo indebitamento pubblico molto basso, sono tutti fattori che spingono il franco, visto da una parte degli investitori come un rifugio. Il franco alto crea alcuni ostacoli in più all’export, questo è vero, bisogna però anche dire che le imprese elvetiche hanno mostrato grandi capacità di adattamento e che molte tra loro hanno continuato a puntare su beni e servizi ad alto valore aggiunto, meno soggetti all’effetto valutario. Il franco forte d’altro canto rende meno caro l’import, contribuendo così a tenere bassa l’inflazione in Svizzera. E inflazione bassa significa, occorre ricordarlo, maggiori certezze sia per i consumi sia per gli investimenti. Le esportazioni Nonostante il super franco, i dazi americani, la geopolitica e le guerre, le esportazioni svizzere sono cresciute anche nel 2025. Le cose, con un franco meno forte e con minor protezionismo e minori tensioni geopolitiche, sarebbero andate anche meglio, ma già così sono degne di nota. In un contesto internazionale molto complicato e con una moneta molto forte che rende di fatto più cari i beni e i servizi elvetici, l’aumento del valore dell’export è un elemento da sottolineare, una conferma del buon grado Tensioni geopolitiche, guerre, dazi americani e contrasti nei commerci hanno portato la SECO a definire anche un eventuale scenario più negativo, in caso di ulteriore peggioramento del contesto mondiale su uno o più capitoli La Rivista · Gennaio -Marzo 2026 10
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