guerra su vasta scala. La tregua raggiunta nel giugno 2025, mediata soprattutto dagli Stati Uniti e dal Qatar, ha evitato un’escalation ancora più pericolosa. Tuttavia, non ha risolto le cause profonde del conflitto. La cessazione delle ostilità è rimasta fragile e soggetta a continue tensioni. Nel corso del 2025 e nei primi mesi del 2026 sono quindi proseguiti contatti diplomatici, incontri indiretti e tentativi di rilanciare un dialogo più strutturato. Oman, Svizzera, Pakistan e Qatar hanno svolto ruoli di mediazione particolarmente importanti. I negoziati del 2026 Dopo il nuovo inizio delle ostilità con l'attacco Israelo-americano all'Iran il 28 febbraio 2026, la svolta diplomatica più significativa è arrivata pochi giorni fa, nel giugno 2026, quando Washington e Teheran hanno annunciato un memorandum d’intesa destinato a interrompere oltre tre mesi di confronto militare e a creare le condizioni per una trattativa più ampia. Secondo le informazioni emerse, l’intesa prevede una cessazione temporanea delle ostilità e una serie di misure reciproche da verificare nel tempo. L’obiettivo immediato non è ancora un trattato di pace definitivo, ma piuttosto la trasformazione di una tregua precaria in un quadro negoziale stabile. Il documento include inoltre riferimenti alla sicurezza marittima e alla riapertura delle principali rotte commerciali del Golfo Persico, fondamentali per il mercato energetico mondiale. Uno degli aspetti più rilevanti è che il negoziato non riguarda soltanto il rapporto bilaterale tra Stati Uniti e Iran. Sullo sfondo vi sono infatti numerose questioni regionali: il Libano, il ruolo di Hezbollah, la sicurezza di Israele, le sanzioni economiche, il programma nucleare iraniano e l’equilibrio strategico dell’intero Medio Oriente. Il ruolo di Israele Israele si trova in una posizione complessa. Da una parte accoglie con favore qualsiasi riduzione delle minacce dirette provenienti dall’Iran; dall’altra teme che un accordo troppo favorevole a Teheran possa rafforzare il suo principale avversario regionale. Molti osservatori sottolineano come il governo israeliano continui a considerare prioritario il contenimento delle capacità militari iraniane e delle reti di alleanze costruite da Teheran nella regione. Per questo motivo Israele insiste affinché eventuali accordi includano garanzie concrete sulla sicurezza e sui programmi missilistici iraniani. Al tempo stesso, gli sviluppi in Libano stanno influenzando direttamente il processo diplomatico. Le continue tensioni tra Israele e Hezbollah hanno dimostrato quanto sia difficile separare il dossier iraniano da quello libanese. Le violenze lungo il fronte libanese hanno infatti più volte rischiato di compromettere i colloqui tra Washington e Teheran. Il nodo del Libano e di Hezbollah Uno degli elementi più delicati riguarda il rapporto tra Iran e Hezbollah. Per Teheran il movimento sciita libanese rappresenta un alleato strategico e uno strumento fondamentale della propria influenza regionale. Negli ultimi mesi l’Iran ha insistito affinché la questione libanese fosse inclusa nelle discussioni più ampie sulla sicurezza regionale. Diverse dichiarazioni iraniane hanno indicato che una stabilizzazione duratura richiederebbe anche una soluzione delle tensioni tra Israele e il Libano. Questo punto costituisce una delle principali divergenze tra le parti. Mentre Teheran considera i diversi teatri regionali come parte di una La conquista da parte dell’esercito israeliano del castello di Beaufort, arroccato a 700 metri di altezza sul fiume Litani nel Libano meridionale e conteso da quasi 900 anni, ha un valore simbolico, in quanto storicamente chi controlla il castello controlla il Libano meridionale e il nord di Israele La Rivista · Aprile - Giugno 2026 16
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