La Rivista

millesimo da ricordare. I più cauti confessavano grandi aspettative, sottolineando come cruciali, oltre a quelli della vendemmia vera e propria, sono anche i venti giorni che la precedono; tutto, dicevano, dipenderà dal clima. Sorprende che nessuno si prenda mai la briga di smentire questa fiera di banali e ridondanti frasi fatte che diffondono una così palese disinformazione. Affermare che la qualità di un’annata dipenda solo dall’andamento climatico e considerare cruciali solo i giorni legati alla raccolta delle uve e alla vinificazione, spesso senza fare distinzioni di sorta tra zone di produzione e tipologie d’uva molto diverse tra loro, è estremamente grossolano e riduttivo. Un grande vino è il risultato di una sequenza necessaria di molti fattori concatenati tra loro che si sviluppano in tutte le fasi fenologiche della vite (se non addirittura da quando un singolo vigneto viene piantato) e in tutte quelle enologiche durante la vinificazione e l’evoluzione di affinamento. È normale che i loro effetti si concretizzino in prossimità della vendemmia e nelle operazioni di cantina, ma ciò non farà altro che dimostrare che ognuno di tali fattori detiene importanza e valore fondamentali e non surrogabili. In generale si può affermare che l’annata perfetta è quella in cui si vendemmiano uve integre e sane che abbiano raggiunto contemporaneamente la maturazione tecnologica (giusto rapporto tra sostanze acide e zuccherine), quella fenolica (giusta evoluzione e solubilità delle sostanze fenoliche come i tannini) e quella aromatica (giusta concentrazione delle sostanze profumate). Perché ciò avvenga è necessario che si verifichino due condizioni: la prima è che il viticoltore abbia svolto bene il suo lavoro, la seconda è che l’andamento climatico dell’annata sia stato positivo per le esigenze della pianta. Comunque vada sarà un successo Se il viticoltore fa la sua parte è altrettanto importante che sia assistito da un clima favorevole. Vale a dire temperato nella stagione invernale, non troppo caldo d’estate, con piogge regolari ma non troppo abbondanti e con un autunno asciutto che assicuri una vendemmia sanissima. Un lungo elenco di fattori da considerare che dimostra due cose. La prima è che lavoro dell’uomo e clima sono entrambe condizioni necessarie, ma non sufficienti: la grande annata è garantita solo dalla commistione positiva di entrambe. La seconda è quanto sia impossibile generalizzare nella valutazione di un’annata assegnandole stellette e stelline, perché la realtà è che, anche ipotizzando un clima ovunque favorevolissimo, ogni anno si verificano migliaia di vendemmie diverse (per zona di produzione, per microaree, per varietà di uve, per scelte agronomiche e di cantina individuale, ecc.) e si ottengono vini eccellenti, ottimi, buoni, discreti ma anche pessimi e sgradevoli. E poi, lasciatecelo dire, che senso ha parlare di grande annata per i molti vini che vanno consumati giovani entro un anno dalla vendemmia o poco più? State sicuri che per questa tipologia un bravo produttore saprà sempre proporre bottiglie all’altezza della situazione, con una costanza capace di rendere marginali e quasi impercettibili le differenze. La grande annata si distingue in prospettiva, perché regala vini che, nel passare degli anni (anche molti anni), sanno mantenere e migliorare i loro pregi sensoriali, perché godono di quei caratteri strutturali che fanno la differenza e che solo una vendemmia perfetta, come quella descritta sopra, può conferire. Non c’è niente da fare. La qualità delle annate continuerà a rimanere incerta fino all’ultimo, anno dopo anno. L’unica certezza è che ogni settembre continueremo a leggere e sentir parlare di ottime vendemmie, ancora prima che vengano fatte. Brindiamo, allora! L’annata sarà positiva, ottima, grande, stupefacente, eccellente, fantastica, unica! Comunque vada, sarà un successo! Alla faccia del clima. Prosit! La Rivista · Gennaio -Marzo 2025 73

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