La Rivista

suoi lavori più importanti, e la Flagellazione di Cristo, eseguito per la basilica di San Domenico Maggiore, successivamente spostato al museo di Capodimonte. I napoletani sono affascinati, stregati dalle tele del pittore lombardo e fondano una scuola di pittori da lui inspirati, i caravaggeschi, che tentano di imitarlo. Cavaliere di Malta Nel luglio 1607 Merisi, ancora per intercessione di Costanza Colonna, arriva a Malta e incontra il Gran Maestro dell'ordine dei Cavalieri di San Giovanni, Alof de Wignacourt, a cui fa un ritratto. Vuole diventare cavaliere di Malta per ottenere l'immunità dalla condanna papale e ci riesce, entra nell’istituzione con il grado più basso, di frate, e si deve adattare, deve cambiare vita – cosa molto difficile da immaginare, il carattere di una persona non cambia, specialmente di uno come Merisi, impulsivo e aggressivo. Ma ci prova, si rifugia nella sua arte e dipinge nel 1608 la Decollazione di San Giovanni Battista, il suo quadro più grande per dimensioni, 361 × 520, conservato nella cattedrale di La Valletta. È l’unica tela con la firma del pittore “f. michelangelo”, in cui la “f” sta per frate. Nella stessa chiesa si trova un'altra opera del pittore, il San Girolamo scrivente. Anche a Malta il suo caratteraccio esplode. Di fatto, prima dell’inaugurazione del suo enorme quadro è immischiato in una rissa con un funzionario di alto rango e finisce dietro le sbarre. Probabilmente aiutato da qualcuno riesce a fuggire il 6 ottobre e arriva in Sicilia, a Siracusa. Due mesi dopo viene espulso dall’ordine dei Cavalieri di Malta. Siracusa è in vivo rinnovamento, schioccano commissioni per pale d’altare. Tra i santi più venerati del posto c’è Santa Lucia, patrona della città, nobildonna nativa di Siracusa, morta durante le persecuzioni sotto Diocleziano. La basilica medievale dedicata alla santa è sottoposta a restaurato e a Caravaggio viene commissionata una pala d’altare con la storia del martirio. Il Merisi consegna il Seppellimento di Santa Lucia nel 1608, raffigurando non il martirio, ma l’attimo in cui il corpo inerme deve essere sepolto da due becchini. Sullo sfondo le latomie, le grotte siracusane usate come carceri. Dopodiché il pittore di nuovo si sposta, deve fuggire e va a Messina. Qui dipinge un altro capolavoro, La Resurrezione di Lazzaro. Nel 1609 lascia la Sicilia, forse diventata troppo “calda” per il latitante, e torna a Napoli. A metà ottobre si lascia di nuovo a grandi bevute e una notte, fuori di una locanda del quartiere portuale molto malfamato, dove non sarebbe mai dovuto andare, la Locanda del Cerriglio, lo aspettano quattro individui, lo aggrediscono, lo picchiano fino allo svenimento, uno lo sfregia sul viso con un coltello. I furfanti scappano lasciando Caravaggio in una pozza di sangue. È conciato così male che inizia a circolare la voce che sia morto. Costanza Colonna, santa donna che gli ha salvato la vita parecchie volte, lo accoglie di nuovo nel suo palazzo. Il pittore sta male, fisicamente e psichicamente, la sua vita è un disastro, ma dipinge di nuovo diverse tele. La pittura è la sua fuga dal delirio terrestre. Il Martirio di Sant’Orsola (v. IMMAGINE) è considerato la sua ultima opera. Dopo quattro anni in fuga con l’incubo del boia che gli taglia la testa, da Roma giunge la tanto aspettata notizia che papa Paolo V sta preparando una revoca della condanna a morte. Lo aspettano i cardinali, tra cui Scipione Borghese, per perorare davanti al papa la sua salvezza, ma deve portare con se le sue tele, il suo salvacondotto, per così dire. Nel luglio 1610 si mette in viaggio con una feluca-traghetto verso Porto Ercole, nella stiva dell’imbarcazione vi è una cassa con i quadri. Ma a Palo Laziale la polizia ferma la barca, Merisi deve scendere e viene messo in prigione. Quando è rilasciato (e Caravaggio, Autoritratto in veste di Bacco (Bacchino malato) 1595 c.a. olio su tela, cm 67 x 53, Galleria Borghese, Roma La Rivista · Gennaio -Marzo 2025 59

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