La Rivista

Nella pratica commerciale di Galtrucco non sembra esserci una qualche intenzione nazionalista: vendeva tessuti di produzione italiana, ma anche straniera e tessuti prodotti in Italia per case di moda straniere. Nei figurini si riconoscono modelli di Dior e di altri couturier parigini. In mostra c’è un completo di alta moda di Germana Marucelli realizzato con un tessuto prodotto in Italia su progetto di una grande designer svizzera che Galtrucco vendeva. Anche per quanto riguarda i marchi di prêt à porter, convivono italiani e francesi. Direi che quello che vince è la vocazione internazionale della moda: gli italiani andavano nei negozi Galtrucco a comprare la stoffa che li affascinava per realizzare il modello che piaceva a ciascuno, senza porsi il problema della nazionalità. In Italia ci si vestiva come in tutto il resto dell’Occidente. Ma forse è stato proprio questo atteggiamento laico a consentire all’Italia di trovare uno spazio nel mercato internazionale della moda: proporre modi di vestire adatti allo stile di vita e alla cultura del momento senza preclusioni geografiche. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Moebius edizioni, a cui avete lavorato tanto, il che si vede: un ottimo pezzo di storia della moda da collezione. Ringrazio tutte e tre per l’intervista e auguro tanto successo con la mostra! Copertina del catalogo della mostra, con Figurino, anni Cinquanta Milano, Archivio Galtrucco (© Archivio Galtrucco, Milano) La Rivista · Gennaio -Marzo 2025 53

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