diventano occasioni di intersezione tra arte (i piedestalli dei tavoli di Ulrich sono di Fausto Melotti), comunicazione e design, al servizio dei consumi e delle moderne strategie di vendita. I bombardamenti su Milano dell’agosto 1943 hanno distrutto il negozio Galtrucco di piazza Duomo, ma la famiglia ha offerto il suo impegno per la ricostruzione nonostante gli ostacoli della burocrazia pubblica. Il negozio ha riaperto nel 1949. E poi? Alessandra Coppa - Anche se nelle altre città i negozi Galtrucco costituiscono delle centralità urbane, tuttavia, è con la città di Milano che l'azienda condivide una storia di energia e di rinascita, a partire dalla ricostruzione dopo i bombardamenti di piazza Duomo del 1943, fino al restauro del negozio dopo il grave incendio del 1973: entrambi eventi che consolideranno il profondo legame di Galtrucco con Milano. Nel rinnovamento del negozio in piazza Duomo del 1949, Guglielmo Ulrich insieme a Melchiorre Bega, danno luogo a un allestimento innovativo dove lo spazio è articolato in un susseguirsi di sale, gallerie e salottini arredati da mobili di alto artigianato in cui convivono funzionalità ed eleganza. Ora il leggendario Galtrucco in Piazza Duomo non c’è più (ha fatto posto a un McDonald’s). Tanti rimpiangono quello che fu. Coloro che non ricordano, sapendo, proverebbero rammarico anche loro. Perché ha chiuso i battenti? Alessandra Coppa - La clientela abituale dei negozi Galtrucco, costituita da sarte e privati che amavano scegliere con passione e competenza le stoffe, a partire dagli anni Settanta cominciò a rarefarsi; era più rapido e spesso più economico acquistare un abito già pronto. I tessuti erano inoltre troppo raffinati e costosi per far fronte alle nuove esigenze, ed è stato così che dal 2001 l'attività commerciale ha lasciato il posto all'attuale gestione immobiliare. I negozi un tempo a insegna Galtrucco continuano tuttavia a rigenerarsi: lo spazio commerciale di via Montenapoleone è ora occupato da Loro Piana, mentre il Salone dei Tessuti di via San Gregorio è tuttora un vivace spazio per eventi o esposizioni legati soprattutto alla moda e al design. Parliamo di figurini, ora come ora fantascienza per i non addetti ai lavori. Ci potete spiegare di cosa si tratta? Enrica Morini - I figurini conservati nell’archivio Galtrucco erano utilizzati per suggerire le tendenze moda alla clientela. Venivano sia esposti nelle vetrine insieme alle stoffe proposte nel disegno, sia raccolti in appositi “portariviste” all’interno dei negozi per essere consultati dai clienti. Sono tavole di cartoncino di grandi dimensioni, specifiche per queste destinazioni e inusuali per i figurini di progettazione. L’utilizzazione di immagini di questo tipo non era una novità: nei negozi di tessuti i figurini erano esposti nelle vetrine almeno dagli anni Venti del Novecento. La particolarità della raccolta Galtrucco è che le tavole sono state realizzate da molti disegnatori. Nell’archivio di Galtrucco ne sono stati conservati parecchi: un miracolo che nessuno li abbia gettati via? Alessandra Coppa - Ha ragione! Il corpus dei 299 figurini ora conservati nell’archivio Galtrucco, sono stati ritrovati in maniera fortuita in soffitta nel palazzo di via san Gregorio. Utilizzati per suggerire ai clienti possibili modelli da realizzare con i tessuti in vendita, costituisce un materiale di grande interesse artistico non solo funzionale. La serie degli anni Cinquanta appare più dettagliata e accurata anche negli sfondi, mentre sarà più vivacemente colorata negli abiti con i volti dei figurini a contrasto in grisaille negli anni Sessanta, fino alla resa più “grafica” della fine degli anni Sessanta quando i Luigi Tarquini, Figurino uomo 1968. - Milano, Archivio Galtrucco (© Archivio Galtrucco, Milano) La Rivista · Gennaio -Marzo 2025 51
RkJQdWJsaXNoZXIy MjQ1NjI=