La Rivista

sioni, si entrasse nei negozi Galtrucco a fare shopping. Le persone che abbiamo intervistato hanno risposto spesso in tal senso: la stoffa del vestito da sposa è stata la risposta più frequente, ma anche il tailleur per il viaggio di nozze o per festeggiare un’occasione particolare. Enrica Morini - I negozi Galtrucco erano grandi empori, non piccole realtà destinate all’élite. La loro offerta puntava sulle novità all’ultima moda, comprendeva stoffe di grande pregio ad alto prezzo, ma anche tessuti di buona qualità a prezzi abbordabili. Il target era quindi estremamente ampio. Moltissime testimonianze raccontano di visite in questi negozi pieni di meraviglie per acquistare tagli di stoffa con cui confezionare da sole (molte donne in passato sapevano tagliare e cucire indumenti semplici) o con l’aiuto di una zia o di una sartina il capo d’abbigliamento desiderato. Probabilmente questa pratica era più femminile che maschile, un campo in cui era necessario l‘intervento di un professionista. Dagli anni ’60 (o ’70?) Galtrucco ha iniziato a vendere tessuti per le collezioni di noti stilisti: chi sono stati i primi a collaborare con l’azienda? Enrica Morini - Dai primi anni ’70, certamente Krizia, poi marchi francesi come Chloé e Daniel Hechter. C’è stata anche una collaborazione con la sartoria romana di alta moda Pino Lancetti. I famosi negozi di Galtrucco erano progettati secondo idee ben precise. Forse grazie anche questo ne risultò il gran successo avuto. Com’è andata? Alessandra Coppa - Galtrucco deve la sua notorietà, oltre che alla qualità dei tessuti anche al rapporto con rinomati progettisti che progettano le vetrine e gli interni dei negozi. In tutti gli esercizi commerciali, il principio ordinatore era l’idea di spazio che viene composto in modo funzionale. L’arredamento segue il concetto spaziale ed è concepito in relazione alla struttura in cui viene completamente integrato, tanto da scegliere di “incastonare” le stoffe nel muro costruendo delle vere e proprie «architetture per il tessile». I tessuti, così contenuti e ordinati in scaffalature, creavano un interessante contrappunto con quelli che in vetrina sono esposti invece in scenografie di drappeggi. Particolarmente accoglienti, gli spazi commerciali Galtrucco si presentavano come “negozi-salotto d’autore” dove gli architetti più sensibili sperimentano, negli anni Trenta e negli anni Cinquanta, le tendenze stilistiche contemporanee, facendone autentiche testimonianze del gusto dell’epoca: essenziale, moderno e chiaro dal punto di vista compositivo. Mentre le vetrine sono attentamente studiate per attirare l’attenzione dei passanti, una volta all’interno del negozio, i clienti, a partire dal tessuto selezionato, saranno seguiti dal personale per la scelta del modello dell’abito, che potrà essere definito ad hoc, in maniera sartoriale, copiando o rielaborando i figurini esposti tra le stoffe. Negozi e vetrine, in tale contesto, Il negozio Galtrucco sotto Portici Meridionali di piazza Duomo; in vetrina le poltroncine disegnate dall'architetto Guglielmo Ulrich, 1949 - Milano, Archivio Galtrucco (© Foto A. Villani e Figli, Bologna) La Rivista Incontri La Rivista · Gennaio -Marzo 2025 50

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