progettati da Karl Lagerfeld; Giorgio Armani, di cui l’archivio Galtrucco ha messo a disposizione due giacche. Dei capi e dei disegni in mostra, l’Archivio Clerici Tessuto & C. S.p.A. ha fornito i campioni originali di tessuto in forma di tirella. Galtrucco è nata nel 1885 a Robbio in Lomellina, partendo da una bottega di tessuti aperta da Lorenzo Galtrucco. Poi com’è andata? Si tratta di una storia assolutamente vincente! Alessandra Coppa - Quella di Galtrucco è una storia di eccellenza italiana. Lorenzo Galtrucco, apre nel 1885 un negozio di tessuti al dettaglio al centro di Robbio, un piccolo centro in Lomellina. Da qui parte una scalata che porterà a inaugurare gli esercizi commerciali di Novara (1911), di Torino (1912 e poi nel 1934) e Milano nel 1919 quando compra e abbatte un capannone in via San Gregorio; al suo posto costruisce una palazzina in stile neogotico che, oltre sede dell’azienda, diventerà la residenza della famiglia. Lo stabile è dedicato alla vendita all’ingrosso, ma l’obiettivo dei Galtrucco è il commercio al minuto nel cuore della città per le vendite di tessuti di pregio all’elegante borghesia milanese; così, dopo molte trattative, nel 1923 riescono a conquistare alcune vetrine sotto i portici meridionali di piazza Duomo. Con l’apertura del flagship store in piazza Duomo, Galtrucco inizia la strategia di costruzione del proprio brand storytelling anche nelle altre città: a Trieste nel 1926 apre un negozio in piazza Goldoni, nel 1935 è la volta di Genova in via XX Settembre e infine nel 1936 apre a Roma in via del Tritone. In tutti gli esercizi si vendono stoffe per abbigliamento di notevole qualità, gli affari prosperano, finché la guerra non sconvolge gli eventi. Si sa chi erano i fornitori dei tessuti? Margherita Rosina - La grandissima precisione con cui venivano compilati (a mano!) i libri campionario consente di aver accesso a una interessante serie di dati (anno di vendita, peso al metro, altezza della stoffa) e fra questi anche i nomi dei produttori, indicati con una abbreviazione sull’etichetta apposta a ciascun campione. Su molti libri, in fondo, vi sono pagine riassuntive che indicano per esteso i nomi dei produttori e il numero di pezze vendute per ciascuno in quell’anno. Tra questi è presente il Gotha delle industrie seriche internazionali, da Staron a Brochier e Chavent per i francesi, a Braghenti, Castelli e Bari, Clerici, Ravasi e Taroni per i comaschi; Solbiati, Testa e Legler per i cotoni, Bozzalla e Lesma, Cazzola, Fila, Loro Piana e Sella per le lanerie. Gli svizzeri compaiono per i cotoni ricamati tipo Sangallo e per i tulli da gran sera ricamati. I tessuti venduti non erano tessuti qualsiasi, ma di altissima qualità. Non tutti se li potevano permettere. Chi erano gli acquirenti? Margherita Rosina - Dato che gli abiti che abbiamo selezionato fino alla fine degli anni Sessanta avevano una provenienza museale, la ricerca collaterale effettuata è stata volta a capire da chi era rappresentata la clientela di Galtrucco; si trattava ovviamente di persone benestanti, ma vista la varietà di stoffe che compaiono nei campionari non escluderei che anche una larga fascia di borghesia avesse accesso, se non a tutta la gamma di tessuti commercializzati, a buona parte di essa: dalle cotonine stampate da Legler alle sete dai disegni più semplici e meno vistosi, è probabile che, magari solo per il vestito delle grandi occaVetrina con tessuti e figurino del negozio Galtrucco di Milano piazza Duomo (particolare), 1950 circa - Milano, Archivio Galtrucco (© Archivi Farabola) La Rivista · Gennaio -Marzo 2025 49
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