La Rivista

2020, dedicato essenzialmente all’architettura dei negozi e alla storia dei negozi, cui hanno fatto seguito Bozzetti a cura di Alessandra Coppa, Corsiero editore, 2022, sui figurini di moda che venivano esposti nelle vetrine e all’interno dei negozi e infine Tessuti di moda, a cura di Alessandra Coppa, Corsiero Editore, 2023, relativo ai libri campionario e alle tirelle dell’archivio Galtrucco, attualmente di proprietà della Clerici Tessuto & C S.p.A. di Grandate (Como). Dopo la pubblicazione di quest’ultimo volume, cui avevo partecipato con un breve saggio, Cipelletti ha ventilato l’idea di concretizzare la ricerca svolta fino a quel punto in una mostra da tenersi a Milano, la città in cui c’era la sede centrale operativa della Galtrucco e uno dei negozi rimasti più a lungo nell’immaginario collettivo della loro clientela. Ho ritenuto che Palazzo Morando | Costume Moda Immagine potesse essere la sede ideale sia per sua forte componente di “milanesità”, sia perché è un Museo della moda con un archivio che custodisce più di 4000 pezzi dal Settecento ai giorni nostri, sia perché è attualmente l’unico spazio pubblico a Milano in cui vi siano sale dedicate alle mostre di moda, con vetrine adeguate allo scopo. La sede proposta ha incontrato l’approvazione sia di Cipelletti sia del CdA della Galtrucco e il progetto ideato è piaciuto a Ilaria De Palma, Conservatore Responsabile di Palazzo Morando e all’Amministrazione Comunale milanese e quindi siamo partite con l’organizzazione. La mostra si articola su due sezioni: la prima, curata da Alessandra Coppa, dedicata alla comunicazione di Galtrucco attraverso i negozi, le vetrine e la pubblicità; la seconda, curata da Margherita Rosina ed Enrica Morini, incentrata sui tessuti venduti nei suoi spazi. Qual è stato il filo conduttore per la mostra? Margherita Rosina - Quello che abbiamo cercato di fare è stato restituire, per quanto possibile, l’atmosfera dei negozi, grazie anche a un bell’allestimento evocativo dello studio di architettura Guicciardini Magni di Firenze, immaginando di portare il visitatore davanti alle vetrine di Galtrucco e all‘interno dei negozi, seguendo il cliente nella scelta dei tessuti da affidare poi al sarto o alla sarta per la confezione degli abiti. Quindi, come riporta il sottotitolo della mostra, porre l’accento su Tessuti, Moda e Architettura. Inoltre, mentre per coloro che sono nati alla metà del secolo scorso il nome Galtrucco era immediatamente evocativo di un certo mondo fatto di stoffe, sarte, figurini e riviste di moda da cui copiare l’idea del prossimo outfit, abbiamo capito che per tutti quelli nati nel Ventunesimo secolo si trattava di un mondo sconosciuto e anche un po’ marziano. Abbiamo provato quindi (e qui Morini è stata fondamentale per preparare testi chiari ed esaustivi) a spiegare in cosa consistesse la confezione su misura e cosa ha rappresentato il successivo passaggio al prêt à porter. Perché e come vi siete spartite il lavoro? Margherita Rosina - Gli spazi di Palazzo Morando ci hanno obbligate a dividere la mostra in due parti: la prima dedicata a negozi e architettura e immagine pubblicitaria del brand è stata curata da Alessandra Guglielmo Ulrich, Prospettiva del negozio Galtrucco di Roma, via del Tritone, 1949 Matita e matite colorate su cartoncino (© CSAC, Università di Parma, Fondo Ulrich) La Rivista · Gennaio -Marzo 2025 47

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