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La Rivista Elefante invisibile* La ricerca della «maturità» … di Vittoria Cesari Lusso Differenze tra una mela e un giovane in crisi… Che la maturità intesa come l’apice delle potenzialità di una varietà di prodotti sia una qualità ricercata e apprezzata ce lo dicono le constatazioni empiriche quotidiane, le opinioni che circolano, nonché una grande quantità di lavori in campo letterario e scientifico. Uso il termine prodotti riferendomi a due categorie che possono servirci da illustrazione in questo contesto, malgrado esse siano abissalmente distanti tra loro: alludo a un prodotto del mondo vegetale (prediamo banalmente una mela) e a un prodotto umano (per definizione MAI banale) quale un giovane venticinquenne i cui comportamenti sono considerati immaturi e critici (chiamiamolo Elio. L’omonimia con il Dio del Sole permette di ben sperare). Capita che la mela che compriamo al supermercato non raggiunga la maturità ideale poiché – come del resto può succedere per altri frutti e ortaggi - appena atterra tra le nostre mure domestiche in un brevissimo lasso di tempo passa dalla condizione di promettente frutto lievemente acerbo che fa bella mostra di sé sugli scaffali a quella di derrata marcia. In questi casi ci limitiamo, brontolando, a eliminarla prima che contamini le mele vicine. Peggio per lei. Nel caso di Elio, e di altri giovani ritenuti come lui ineluttabilmente immaturi e irresponsabili scattano ben altri processi e meccanismi psicosociali. Accade spesso che uno stuolo di figure adulte entrino in gioco nel tentativo di risolvere il problema. Succede infatti che i familiari si prodighino con consigli e raccomandazioni. Oppure che i genitori litighino spesso a proposito delle cause della crisi di Elio, scambiandosi rimproveri del tipo “Tu sei stato troppo indulgente con lui. È stato troppo viziato! Io alla sua età studiavo e lavoravo, lui pensa solo al divertimento”. Il litigio si svolgerà secondo modalità più o meno mature. L’intenzione di fondo sarebbe di fare squadra per dare una salutare scossa al rampollo, ma non sempre i mezzi adottati produrranno l’esisto sperato. Su un altro piano, stuoli di letterati e specialisti invitano a non stupirsi del fenomeno “immaturità”, ricordando come da tempo immemorabile l’acquisizione di comportamenti adulti, degni di essere considerati responsabili, può rivelarsi una transizione lunga e faticosa per i più giovani. Tutti conosciamo la geniale favola di Pinocchio che ci ricorda quanta fatica costi (al diretto interessato e di riflesso al suo prossimo) trasformarsi da burattino in creatura umana “matura”. In tempi più recenti, abbiamo probabilmente sentito parlare della sindrome di Peter Pan, riferita a giovani e meno giovani che eludono sistematicamente le responsabilità, mostrano scarso impegno verso il lavoro e altri doveri dell’età adulta. Peter Pan, insomma, come personaggio che in modo spensierato rifiuta di crescere. Sigmund Freud, e in particolare sua figlia Anna Freud hanno mostrato come la maturità intesa in termini di responsabilità e affidabilità presupponga il passaggio da meccanismi di difesa immaturi a forme di ge- * Una vecchia leggenda indiana narra di un elefante che pur muovendosi tra la folla con la sua imponente mole passava comunque inosservato. Come se fosse invisibile ... La Rivista · Gennaio -Marzo 2025 40

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