modernista con l’eredità di una città millenaria, di superare i loro confini, in un percorso di riconciliazione”. E poco importa se la spinta propulsiva per il progetto è venuta dall’area slovena (maggioritaria, non a caso, nel team di lavoro di GO! 2025): da queste parti l’8 febbraio scorso resterà nella memoria di tutti come una data storica. Quel giorno a inaugurare la nuova “capitale” sono giunti il presidente Mattarella e la sua omologa Nataša Pirc Musar, e per le strade non si era mai vista tanta gente. Hanno voluto esserci tutti. I giovani, abituati a non fare differenza fra i due lati della frontiera, visti come un unico territorio, un’unica città. Gli anziani, commossi e anche un po’ increduli, a vedere la banda italiana insieme a quella slovena, archiviate contrapposizioni e divisioni secolari: come lasciarsi alle spalle una storia di separazione con “quei de là”, che fino a non molti decenni fa si era creduta immutabile. «È stato uno dei giorni più belli della mia vita», mi dice una signora goriziana sulla sessantina, esprimendo in poche, pesanti parole uno stato d’animo comune fra chi ha una certa età. «È stato come vedere russi e ucraini assieme fra cinquant’anni», aggiunge Caterina, che dal bancone della sua libreria mi racconta a lungo delle emozioni della città in quella giornata. «Quando sono state chiuse le frontiere nei momenti peggiori dell’epidemia di Covid – ricorda Marco – abbiamo vissuto sensazioni orribili, perché per noi è stato come tornare indietro agli anni bui delle frontiere chiuse… Ci siamo ritrovati a lanciare i libri oltre la recinzione ai clienti d’oltreconfine, come ai tempi del contrabbando…» La confluenza di tre culture Girando per le strade di Gorizia, come per quelle di Nova Gorica, sembra che della passata separazione non sia rimata traccia. Questo avamposto italico nell’est Europa, in cui convivono da sempre le tre culture – latina, slava e germanica – che ne hanno animato le vicende millenarie, è una cittadina animata ed elegante, da sempre ai primi posti in Italia per qualità di vita e anche per l’interesse per la lettura. Fino a qualche tempo fa Gorizia ospitava una ventina di librerie: un record, per un centro abitato di appena 37'000 abitanti. Oggi alcune hanno chiuso, ma sono tempi duri dappertutto per le librerie indipendenti, e i goriziani non hanno certo smesso di comprare libri. Il retaggio austroungarico si può leggere anche in dettagli come questo, e più in generale nella diffusione delle La maestosa chiesa di S. Ignazio, capolavoro del tardo barocco, inquadrato fra i merli del castello La Rivista · Gennaio -Marzo 2025 37
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