La Rivista Il Belpaese na di una città “in prima linea”, con gli abitanti costretti a rifugiarsi nelle cantine soffrendo per le privazioni, per la paura dei bombardamenti che hanno martellato la città per trenta mesi e sperimentando un clima di sospetto e di tradimento in seguito all’alternarsi degli eserciti nel controllo della città», come si legge nelle note informative del museo. A quello di Gorizia fa eco il museo omologo di Caporetto, sull’alta valle dell’Isonzo, luogo simbolo della disfatta militare italiana nelle prime fasi della Grande Guerra, ricco di approfondimenti, testimonianze fotografiche e diaristiche che ricostruiscono il dramma bellico in tutti i suoi risvolti militari, sociali e umani. Pochi chilometri a sud di Gorizia, a sua volta, il sacrario di Redipuglia rende omaggio ai caduti (centomila i corpi tumulati al suo interno) in uno scenario che, al di là della retorica fascista legata agli anni della sua edificazione, impressiona per dimensione e potenza simbolica. Un percorso di riconciliazione Con GO! 2025 – questo il nome del progetto di capitale della cultura – Gorizia e Nova Gorica, Italia e Slovenia, si lasciano definitivamente alle spalle una storia di conflitti e di divisioni con l’obiettivo “di far risuonare all’unisono il patrimonio di una città La sede del comitato per GO! 2025, che coordina le iniziative per la capitale europea della cultura, a Nova Gorica Nel programma di GO! 2025 anche la Biennale di arte tessile ospitata in sedi diverse sul territorio sloveno. Nella foto, una scenografica installazione alla Rotunda SNG di Nova Gorica La Rivista · Gennaio -Marzo 2025 36
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