La Rivista

Gorizia e Nova Gorica, il confine che unisce Un progetto transfrontaliero per ospitare la Capitale europea della cultura 2025 «È difficile spiegare a chi non conosce la nostra storia cosa vuol dire per noi vedere Gorizia e Nova Gorica unite in un’occasione così importante. “Ma cosa vengo a vedere, lì?”, ci si potrebbe chiedere. È come se il senso di questa scelta fosse invisibile agli occhi. Ma per chi l’ha vissuta, quella storia, è un’emozione che non è possibile raccontare a parole…» E invece riescono eccome Caterina e Marco, che gestiscono una libreria indipendente nel centro di Gorizia, a raccontarla, quell’emozione. È la prima volta che due città appartenenti a stati diversi accolgono assieme la sfida di diventare per un anno Capitale europea della cultura, superando i limiti imposti da confini non solo politici ma anche culturali e linguistici. La casa in Italia, la stalla in Jugoslavia Non era una frontiera qualsiasi, quella sancita dai nuovi equilibri scaturiti dalla Seconda guerra mondiale. Quella linea tracciata astrattamente nel 1947 su una mappa e, sul terreno, dai soldati alleati “armati di picchetti di legno e gesso, vernice e filo spinato”, come ha scritto il giornalista Toni Capuozzo, separò artificialmente i due stati senza tenere conto di case e strade, persone e legami familiari. «Il risultato – racconta Capuozzo, il cui Vite di confine è una guida straordinaria alla storia di questi luoghi – è immortalato in una fotografia: il cortile della signora Pina Zoff. Lei e la casa in Italia, la mucca e la stalla in Jugoslavia, il confine in mezzo al cortile». I nuovi confini separarono il territorio urbano della Gorizia attuale e la La fontana del Nettuno, in Piazza della Vittoria, è opera di Nicolò Pacassi, primo architetto alla corte di Maria Teresa d'Austria e goriziano d'origine di Nico Tanzi La Rivista Il Belpaese La Rivista · Gennaio -Marzo 2025 34

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