La Rivista

Giangi Cretti Direttore gcretti@ccis.ch La Rivista Editoriale affida il messaggio più forte: l'importanza di un incontro. Che, incurante delle cronache, si ostina a non voler essere scontro. Implicitamente evidenziando la rilevanza di agire insieme, come i ballerini quando si intrecciano, perché la danza significa anche e soprattutto fidarsi dell'altra persona, guidare ed essere guidati a seconda del passo e del momento. Il messaggio di Lorenzo Mattotti, tra i maggiori autori mondiali nel campo della grafica, figlio di un ufficiale dell'esercito, lombardo di Brescia che vive a Parigi, è chiaro: evoca universi paralleli e fantastici, che vorremmo fossero reali. L'arte (per quanto ancora?) è di tutti e non conosce le linee invisibili con le quali gli uomini delimitano i territori. Sul ponte bisogna danzare. Anche noi. Non solo noi. Nova Gorica e Gorizia, esempio di un confine che unisce e non divide, simbolicamente sono il posto giusto per provarci. La metafora del ponte è diretta. «Nella bellezza della natura, della musica e dell'arte in generale, archetipi di un linguaggio universale, si trovano quegli elementi di condivisione senza confini che contribuiscono ad abbattere ogni barriera linguistica, fisica e politica. (...) È il simbolo dell'armonia, in un viaggio che parte proprio dal confine». Lo leggiamo nella presentazione del manifesto. Mentre ci accingiamo a celebrare gli 80 anni della fine dell’ultimo grande conflitto mondiale, ci piacerebbe non fosse necessario, come invece sembra purtroppo doveroso, sottolinearlo. Condividendo le parole che il Presidente della Repubblica Sergio Matterella ha pronunciato, lo scorso 8 febbraio. intervenendo alla festa di apertura di Go!2025, ricordando, come ormai accoratamente fa in ogni suo discorso ufficiale, che “in un mondo caratterizzato da crescenti tensioni e da conflitti, dall’abbandono della cooperazione come elemento fondante della vita internazionale” vada invece seguito l’esempio di Slovenia e Italia che “hanno saputo dimostrare che è possibile scegliere la via della cooperazione”. Ribadendo l’insostituibile importanza dell’Unione europea, perché “lavorando fianco a fianco nelle Istituzioni Europee si è consolidata la fiducia reciproca e vi è maturato il senso di appartenenza e di una ulteriore identità: la comune identità europea. Le differenze, le incomprensioni, hanno lasciato il posto a fattori che uniscono. Questo esprime il grande valore storico della integrazione Europea”. Declinata, quest’ultima, attraverso le “tante preziose peculiarità nazionali, con più lingue, ma una cultura comune”. Che non conosce confini, ma che “nasce pur sempre, come espressione di una comunità aperta alla conoscenza, alla ricerca comune, ai reciproci arricchimenti”. “Sconfitti gli orrori dell’estremismo nazionalista, che tanto male ha prodotto in Europa, riemergono i valori della convivenza e dell’accoglienza”. Quei valori che, secondo il presidente Mattarella, “possono opporsi all’oscurantismo della guerra e del conflitto che si è riproposto con l’aggressione russa all’Ucraina. Essere Capitale europea della cultura transfrontaliera - la prima con questa esperienza - significa avere il coraggio di essere portatori di luce e di fiducia nel futuro del mondo, dove si diffondono ombre, incertezze e paure. Significa che Nova Gorica e Gorizia indicano una strada di autentico progresso”. L’auspicio è che seguirla, questa strada, non resti solo una nobile e accorata aspirazione. *** PS: A proposito di confini che uniscono, a pag 34 trovate il reportage del nostro collaboratore Nico Tanzi. Merita tutto il tempo di una lettura. Lui è italiano e lei è slovena. Nulla impedisce di supporre che possa valere il contrario: lei è italiana e lui è sloveno. C'è una mistica equivalenza delle possibilità e delle speranze in questa danza tra un uomo e una donna, nel paesaggio di una terra che - nel caso specifico come sappiamo - incrocia le montagne con il mare, le colline con i fiumi, il sole con la neve. Hanno abiti colorati. Danzano su un ponte, tenendosi per le mani, intrecciando gambe e caviglie, tra reciproci sguardi. È l'estro artistico di Lorenzo Mattotti che ci restituisce l'immagine simbolo (che riempie la nostra copertina) di un anno che non vuole restare tale, un 2025 che incorona Gorizia e Nova Gorica come capitali europee della cultura, «saltando» simbolicamente un confine che la storia del Novecento aveva dolorosamente disegnato e deve poter durare fino all'infinito e andare lontano, come sembrano suggerire quelle linee gialle all'orizzonte. Colori che riverberano i temi del superamento dei confini, della condivisione, delle influenze e dell’importanza della cultura che si mescola tra due Paesi, esprimendosi potentemente nella musica, nella danza, nell’arte e nel teatro. Nasce partendo dall’elaborazione di questi concetti l’immagine realizzata da Lorenzo Mattotti scelta come manifesto di GO!2025 e GO!2025&Friends, per rappresentare il messaggio e gli obiettivi del progetto tra la celebrazione delle caratteristiche culturali che gli europei condividono (?) e il senso di appartenenza (?) a uno spazio culturale comune. È tutta una curva sinuosa, questo manifesto ricco di promesse, al quale si

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