La Rivista

In questo contesto, il business non può relegare la geopolitica a una nota a piè di pagina. Non a caso, lo stesso World Economic Forum ha rilasciato di recente vari studi su come le imprese possono affrontare il tema geopolitico. Pubblicazioni simili sono ormai una costante per associazioni di categoria, realtà accademiche e società di consulenza. Il rischio geopolitico è ormai regolarmente in testa tra i rischi principali riportati dai manager. Si infoltisce la schiera di chi riconosce il cambiamento di paradigma. Le pratiche consolidate nell’ultimo ciclo devono essere rielaborate alla luce dei nuovi scenari. Similmente ai generali che combattono le guerre del passato, così i capitani d’industria rischiano grosso nel continuare con il business as usual in un mondo diverso, in cui gestire il fattore geopolitico passa dall’eccezione alla regola. Così come l’aspetto finanziario o altri ambiti di core business richiedono supervisione costante e risorse adeguate, qualcosa di simile dovrà gradualmente emergere per il fattore geopolitico. Le aziende dovranno dotarsi delle competenze e sensibilità necessarie, con risorse interne o esterne. Attività quali strategia aziendale, finanza e consulenza legale non potranno fare a meno di incorporare il fattore geopolitico nei propri processi. I consigli di amministrazione saranno sempre più chiamati a considerare il fattore geopolitico e su di esso valutati. Travolti dal nuovo, che avanza e…distrugge Non basterà un passivo e generico “rimanere al passo” con gli eventi, il cui susseguirsi può stordire e fuorviare, ma sarà necessaria la capacità di discernere ciò che conta e calarlo nel proprio dominio professionale. Sarà decisiva la conoscenza profonda del proprio business, dei punti di forza e di debolezza, per saperli coniugare nel nuovo mondo. I capitani d’industria non devono necessariamente temere questo mondo nuovo, in cui visione, eccellenza e fortuna resteranno fattori chiave. Semplicemente, cambieranno alcune regole del gioco, e anche i campioni del ciclo precedente non potranno vincere se continueranno a seguire i vecchi schemi. Tornando all'immagine iniziale, al corteo funebre del 1910 e al suo carico di solenni certezze: quei sovrani che cavalcavano per le strade di Londra non concepivano quanto fossero fragili le fondamenta del loro mondo. Non sospettavano che l’orologio della Storia stesse già segnando l’ora del tramonto. Oggi, i leader che si incontrano al World Economic Forum di Davos riconoscono, almeno a parole, che le condizioni del passato non sono più garantite. Le conferenze e le pubblicazioni sul tema iniziano a essere numerose. Gli studi su come ricalibrare il business offrono spunti interessanti, il dibattito è vivace. Possiamo cogliere questo come un motivo di ottimismo, ma senza illuderci che vi sia una garanzia di adattamento. Società e sistemi complessi, soprattutto se abituati a primeggiare nel vecchio mondo, faticano a riformarsi e rischiano di essere travolti dal nuovo che avanza e distrugge. Prima o poi si ricostruisce, certo. Tuttavia, se è possibile adeguare l'edificio per resistere all'onda in arrivo, perché non provarci? *Avvocato, presidente del Limes Club Svizzera e coordinatore del gruppo Geopolitics Network Group lanciato in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Cambieranno alcune regole del gioco, e anche i campioni del ciclo precedente non potranno vincere se continueranno a seguire i vecchi schemi La Rivista Geopolitiche La Rivista · Gennaio -Marzo 2025 15

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