La Rivista

potenziare la rete europea di difesa anti-aerea, sistemi anti-droni, sistemi di difesa informatica e cibernetica, oltre che acquisti di missili e munizioni. Le due iniziative insieme potranno dunque mobilitare 800 miliardi di euro nel breve periodo, secondo le aspettative della Commissione, per giungere così ad un investimento complessivo europeo in difesa del 3,5%, ben oltre quindi la soglia del 2% del Pil nazionale fissata nel 2014 quale contributo per la NATO. La politica di difesa è di competenza degli Stati membri Si tratta di un primo passo già annunciato nel discorso di Von der Leyen all’indomani della sua riconferma alla guida dell’esecutivo europeo e che resta limitato alla parte finanziaria necessaria al rafforzamento dell’industria della difesa e della sua competitività, perché – come ha chiarito anche la vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen pochi giorni prima dell’incontro del Consiglio europeo del 20 marzo – “la politica di difesa è di competenza degli Stati membri”. E proprio nelle conclusioni di questo incontro del Consiglio viene riportata la richiesta di accelerare “su tutti i filoni per potenziare in modo decisivo la prontezza dell’Europa alla difesa nel corso dei prossimi cinque anni”. “Il Consiglio europeo – prosegue il documento - ricorda che un’Unione Europea più forte e più capace nel settore della sicurezza e della difesa contribuirà positivamente alla sicurezza globale e transatlantica ed è complementare alla NATO, che, per gli Stati che ne sono membri, resta il fondamento della loro difesa collettiva”. Sull’importanza della sicurezza europea si è soffermato anche Mario Draghi intervenendo il 17 marzo scorso alle Commissioni riunite Bilancio, Attività produttive e Politiche UE di Camera e Senato per illustrare il Rapporto sul futuro della competitività europea affidatogli dalla Presidente della Commissione Von der Leyen. “L’Unione Europea ha garantito per decenni ai suoi cittadini pace, prosperità, solidarietà e, insieme all’alleato americano, sicurezza, sovranità e indipendenza – ha affermato Draghi, ricordando come questi siano i valori costituenti della nostra società e come la nostra sicurezza sia oggi messa in dubbio - dal cambiamento nella politica estera del nostro maggior alleato rispetto alla Russia che, con l’invasione dell’Ucraina, ha dimostrato di essere una minaccia concreta per l’Unione”. Per questo oggi “l’Europa è più sola nei fori internazionali e si chiede chi difenderà i suoi confini in caso di aggressione esterna – e con quali mezzi”. Superare i modelli nazionali La difesa resta dunque una delle maggiori vulnerabilità a cui è esposta l’Unione, trattata nella terza parte del Rapporto, in cui si insiste sulla necessità di definire una catena di comando di livello superiore che coordini eserciti eterogenei per lingua, metodi, armamenti e che sia in grado di distaccarsi dalle priorità nazionali operando come sistema di difesa continentale. “Dal punto di vista industriale ed organizzativo questo vuol dire favorire le sinergie industriali europee concentrando gli sviluppi su piattaforme militari comuni (aerei, navi, mezzi terrestri, satelliti) che consentano l’interoperabilità e riducano la dispersione e le attuali sovrapposizioni nelle produzioni degli Stati membri” – ha spiegato Draghi, chiarendo che il piano di investimenti della Commissione dovrebbe contribuire a superare proprio l’attuale frazionamento delle piattaforme di difesa messe in campo dai diversi Stati. Sistemi di difesa che, oltre che frazionati, non sono competitivi, e lo La vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen ricorda che “la politica di difesa è di competenza degli Stati membri” La Rivista · Gennaio -Marzo 2025 11

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