La Rivista

guerra dei dazi varata del presidente USA Trump, che provoca anche risposte analoghe da parte dei Paesi colpiti. Le previsioni della SECO si basano “sull’ipotesi che non ci sarà un’escalation della guerra commerciale mondiale”. Visto però che le incertezze “sono eccezionalmente pronunciate”, la Segreteria di Stato dell’economia ha delineato come si diceva anche due altri scenari possibili. Se ci fossero sviluppi estremi nella guerra commerciale, l’indebolimento economico internazionale avrebbe ripercussioni notevoli sul commercio estero svizzero e sulla congiuntura nel nostro Paese, ha affermato la SECO. In questo caso, la crescita economica elvetica potrebbe fermarsi all’1,1% nel 2025 e allo 0,8% nel 2026. Se invece la domanda mondiale e la congiuntura in Europa si sviluppassero con modalità più favorevoli, ad esempio sull’onda di programmi fiscali come quello della Germania, allora l’export svizzero potrebbe aumentare, con un conseguente incremento della crescita elvetica. In questo secondo caso, per la SECO il PIL svizzero potrebbe aumentare dell’1,4% nel 2025 e del 2% nel 2026. Inflazione, tassi, lavoro Riprendendo lo scenario intermedio prevalente, la SECO prevede per la Svizzera un’inflazione media annua dello 0,3% nel 2025 e dello 0,6% nel 2026. Questo dopo che nel 2023 e nel 2024 le percentuali sono state rispettivamente del 2,1% e dell’1,1%. Si conferma quindi la tendenza a un rincaro molto basso in Svizzera, con un’inflazione che è stata ricondotta dentro gli argini (la fascia-obiettivo della Banca nazionale svizzera è 0%-2%), dopo gli aumenti del biennio 2022-2023. I rialzi del tasso guida sul franco hanno avuto i loro effetti anti rincaro e d’altronde la forza della moneta elvetica ha contribuito, rendendo di fatto meno costoso l’import, ad abbassare l’inflazione. Per quel che riguarda la disoccupazione in Svizzera, le previsioni della SECO sono di un tasso del 2,8% sia nel 2025 sia nel 2026. Si tratta chiaramente di un aumento rispetto al 2% del 2023 e al 2,4% del 2024. Il rallentamento economico ha avuto conseguenze anche sul mercato del lavoro e questo è senza dubbio un fatto negativo. Anche un solo disoccupato in più è qualcosa che spiace e che non va bene. Ma occorre dare sempre un giudizio equilibrato e vale dunque la pena di notare che la disoccupazione resta bassa in Svizzera e che il danno per la forza lavoro, se rimarrà nelle proporzioni indicate, sarà nel complesso contenuto. Anche la Banca nazionale svizzera (BNS) in marzo ha detto la sua sulla situazione e sulle prospettive economiche della Confederazione elvetica. Lo ha fatto in occasione della sua presa di posizione periodica sulla politica monetaria. La BNS ha annunciato un nuovo taglio del tasso guida sul franco, ridotto dallo 0,50% allo 0,25%. In questo modo la Svizzera è approdata al tasso di riferimento più basso nel plotone dei Paesi sviluppati, inferiore anche a quello del Giappone, Paese che ha tradizionalmente un costo del denaro molto limitato e che però era ancora allo 0,50% nel momento in cui la BNS ha fatto quest’ultima mossa. La posizione della BNS Le ragioni principali che hanno portato la BNS a questa nuova riduzione sono tre: offrire un ulteriore sostegno alla crescita economica, rendendo meno caro il denaro; la presa d’atto di un’inflazione elvetica che è tornata a essere molto bassa; concretizzare un nuovo freno all’ascesa del franco, che, quando diventa troppo forte, crea alcuni ostacoli in più all’export svizzero. Per quel che riguarda la crescita economica svizzera, la BNS ha affermato di prevedere un aumento del PIL tra l’1% e l’1,5% nel 2025 e di circa l’1,5% nel 2026. Si tratta di cifre molto vicine a quelle della SECO. La tenuta elvetica è dunque buona, ma la BNS guarda anche al rallentamento internazionale e dà quindi uno strumento in più con la riduzione dei tassi di interesse. A livello di inflazione, l’istituto centrale ha dichiarato di prevedere una media annua svizzera dello 0,4% nel 2025 e dello 0,8% nel 2026. Sul mercato del lavoro la BNS non ha fornito cifre ma ha indicato che con questo contesto internazionale “è probabile che la disoccupazione continui a salire leggermente”. Dove il salire è negativo ma il leggermente è, almeno in parte, rassicurante. La forza della moneta elvetica ha contribuito, rendendo di fatto meno costoso l’import, ad abbassare l’inflazione La Rivista Elvetiche La Rivista · Gennaio -Marzo 2025 9

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